versione maschile dei consigli: Vaaaai, spacca tutto, sei più forte tu eccetera.
versione femminile: perché farsi del male se (magari) ce lo si può evitare?
Non c'è niente da fare: siamo proprio diversi

Mi unisco a Semola e la quoto alla grande. Aggiungo che io non ho mai visto lo smettere di fumare come una battaglia portata all'esterno, ossia verso/contro la sigaretta. Per me è una lotta tutta personale, me_che_vuole_fumare contro me_che_non_vuole_fumare. E per quanto mi riguarda non accendersi più una sigaretta è solo il primo tassello di un percorso che continua ben oltre il semplice gesto o dipendenza. Diciamo la parte più facile. Ma è un percorso bello che a me ha fatto ritrovare tanti pezzettini sparsi qua e là, anche se ci è voluto tempo. E man mano che ho proseguito mi sono resa conto che per ME è sempre meno lotta e sempre più accoglienza di una parte che comunque per tanti anni ha avuto la meglio: la parte distruttiva e autopunitiva. Ora quella parte ha smesso di fare la voce grossa e sai cosa ho scoperto io? Che mi (ci) ha trattato male per tanti anni perché era insicura e fragilina e cresciuta un po' storta. Ma comunque mia. Mi sento moooolto meglio, con il fumo e tutto il resto, da quando ho smesso di farci la lotta, con quella parte lì, ma invece la ascolto lamentarsi, ogni tanto, quando ancora dice di volere una sigaretta per farsi un po' del male. La coccolo, a volte la sopporto. Ma la guerra no, non gliela faccio più.
Quindi è per questo, con molte più parole e molti più giri inutili, che torno a quello che ha già detto Semola così bene: coccolati, va là. Rimanda di qualche giorno se puoi. E se non puoi, mettiti un premio grandissimo da godere alla fine della serata, quando tornerai a casa senza aver fumato.